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La lavanda dei piedi, un gesto più potente di un discorso

articolo pubblicato su 22/07/2025 nella categoria : Notizie religiose
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Quando il silenzio parla più delle parole


Tra tutti i gesti che Gesù compie durante la sua vita pubblica, la lavanda dei piedi rimane senza dubbio uno dei più suggestivi. Non si tratta né di un miracolo spettacolare né di un complesso insegnamento teologico. È un gesto semplice e concreto, quasi banale per l'epoca. Eppure, quella sera, nella sala dell'Ultima Cena, questo gesto divenne un vertice. Rivela tutto il cuore di Dio. Preannuncia la croce. Trasforma il nostro modo di amare.

Quella sera, Gesù non fa un lungo discorso sul servizio, sull'umiltà o sulla carità. Si alza in piedi. Prende un asciugamano. Versa dell'acqua. Si inginocchia. E lava i piedi ai suoi discepoli, uno per uno. Questo gesto, più che un simbolo, è un'azione piena di verità. Commuove. Insegna. Tocca.


Il gesto di un servo, compiuto dal Maestro


Nella cultura ebraica, lavare i piedi era un compito riservato ai servi, spesso i più umili. Le strade erano polverose, i piedi sporchi, i sandali aperti. Non si lavavano i piedi a un pari, tanto meno a un superiore. E ora Gesù, il Maestro, il Signore, si china a toccare la sporcizia, a purificare ciò che è stanco, ferito, consumato.

Avrebbe potuto parlare del servizio, darne una definizione, spiegare cosa sia l'amore nei fatti. Ma ha preferito farlo. Non in modo distante, ma mettendosi in gioco, fisicamente, in silenzio. Questo gesto, compiuto in silenzio, contiene tutta la logica del Vangelo: farsi piccoli, farsi vicini, farsi dono.


Un amore che non si sottrae alla polvere


Quello che colpisce di questa lavanda dei piedi è che Gesù non fa una cernita. Non lava solo coloro che lo amano. Lava anche i piedi di Giuda, l'uomo che lo tradirà. Lava i piedi di Pietro, che lo rinnegherà. Lava i piedi degli altri discepoli, che scapperanno. Non finge di non sapere. Ama consapevolmente.

Questo gesto ci dice che Dio non si sottrae al nostro sporco. Non si gira dall'altra parte di fronte ai nostri tradimenti, alle nostre incoerenze, alle nostre evasioni. Viene a inginocchiarsi nel nostro punto più basso, dove ci vergogneremmo di farci vedere. E lì, senza giudicare, ci lava. Ci solleva. L'amore di Dio non ha paura di ciò che è danneggiato. Non rimane a distanza. Tocca. Viene a guarire attraverso la tenerezza. Viene da noi dove nessun altro lo farebbe.


Un gesto da imitare, non solo da ammirare


Dopo aver lavato i piedi ai suoi discepoli, Gesù si alza e dice loro: "Voi mi chiamate Maestro e Signore, e avete ragione, perché lo sono. Se dunque io, Signore e Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri". Questo gesto non è solo qualcosa da contemplare. È un invito. Un modo di vivere. Una missione.

Non si tratta di riprodurre il gesto alla lettera ogni giorno. Si tratta di vivere nello stesso spirito. Diventare, ciascuno al proprio posto, persone capaci di chinarsi. Di ascoltare. Di servire senza aspettarsi nulla in cambio. Umiliarci non per obbligo, ma per amore.

In un mondo spesso segnato dalla corsa al riconoscimento, dall'orgoglio, dalla paura di perdere il proprio posto, questo gesto scuote i nostri punti di riferimento. Ci mostra che la vera grandezza non sta in ciò che possediamo o in ciò che sappiamo, ma nella capacità di amare concretamente, silenziosamente, fedelmente.


Un gesto che prefigura la croce


Questo gesto della lavanda dei piedi non è isolato. Prepara ciò che sta per accadere. Gesù non si china semplicemente. Sta per dare tutto. Sta per dare la sua vita. La croce è già lì, in atto, in questo momento di silenzio. Gesù inizia ad abbassarsi perché noi possiamo essere innalzati. Scende fino alle più basse profondità per raggiungerci nella nostra umanità ferita.

La lavanda dei piedi è una parabola vivente della Passione. È la sua soglia, il suo ingresso delicato. Dice già tutto di ciò che Gesù sperimenterà sulla croce: un amore che si arrende, che non giudica, che si offre fino alla fine.


Conclusione


La lavanda dei piedi non è un dettaglio del Giovedì Santo. Ne è il cuore. È un gesto più potente di qualsiasi discorso. Un gesto che esprime l'essenza dell'amore cristiano. Un amore umile, concreto, silenzioso. Un amore che si abbassa per sollevarsi. Un amore che non sceglie i suoi destinatari. Un amore che si incarna nelle mani, nell'acqua, nella pazienza.

Questo gesto continua oggi. Ogni volta che qualcuno sceglie di servire nell'ombra. Ogni volta che il perdono viene dato senza lustrini. Ogni volta che un cuore ferito viene ascoltato senza essere giudicato. Lì, nel segreto, l'amore di Cristo continua. E il suo gesto continua a parlare.

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